Il vetro e la mosca, ovvero la depressione e il depresso

Tantissime sono le sensazioni che scaturiscono dall’incontro con chi si trova a vivere uno stato di apatia e chiusura totale come la depressione.

 

Quando si ha a che fare con la depressione, perché coinvolti direttamente o perché amici o parenti proprio di chi soffre di questo male, sicuramente si ha a che fare con un grande senso di impotenza. Il “Non ce la faccio” della condizione di depressione contagia lentamente anche chi, armato di tanto affetto e tanta buona volontà, cerca di far riemergere da questa nuvola nera la persona depressa. Così qualunque tentativo sembra inutile. La depressione diventa il vetro contro cui una povera mosca, desiderosa di uscire fuori, sbatte più e più volte. Questa impotenza pervasiva invade anche chi si trova a contatto con la depressione stessa ma non la vive in prima persona.

Secondo la Psicologia Funzionale (Rispoli, 2004), la depressione è un disturbo che presenta un insieme di sintomi che alterano il modo in cui la persona raffigura sé stessa e gli altri. Un po’ come se fra la persona depressa ed il mondo ci fosse un filtro. Gli altri ci sono, stanno lì, ma non è possibile vederli e sentirli veramente. Ecco perché aumentano i sensi di colpa non solo verso sé stessi ma anche verso le persone che cercano di stare vicino a chi soffre di depressione.

A livello Cognitivo troviamo Fantasie e Pensieri negativi quasi ossessivi poco aderenti alla realtà. La Dimensione temporale è talmente schiacciata che spesso, quando arriva la sera, ci si sente quasi sollevati perché è passata un’altra giornata. Tutto questo porta ad una enorme difficoltà nel prendere anche solo le decisioni più semplici. Lo sguardo ed il pensiero sono rivolti ad un passato felice ma lontano e che mai più tornerà! Nei casi più gravi si possono arrivare ad avere Pensieri di morte ricorrenti ed idee di suicidio con elaborazione di piani specifici per commettere tale gesto. Una persona realmente depressa sarà indifferente a qualsiasi tipo di stimolo. Si vorrebbero fare mille programmi ma la sensazione di non farcela è così netta e chiara da essere bloccati.

A livello Emotivo troviamo una Tristezza fredda e profonda di chi pensa di non farcela ed  è molto spesso accompagnata da una Rabbia non espressa all’esterno.

A livello Posturale-muscolare, i Movimenti solitamente sono pochi, lenti e rigidi sia osservando il corpo in generale che osservando il viso; lo Sguardo è poco mobile, quasi fisso. Una Rabbia non espressa porterà ad avere molta Forza, ma una Forza chiusa, che non viene quindi usata per farsi spazio nel mondo, ma che serve per resistere e trattenere. Inoltre la Postura è chiusa, rigida quasi ripiegata su sé stessa.

A livello Fisiologico, si può ritrovare una Respirazione, anch'essa trattenuta, caratterizzata da respiri piccoli e corti. Si respira quasi per “sopravvivenza”. La Voce avrà un tono sempre uguale senza sbalzi sonori che facciano trapelare una qualche emozione.

 

 

Magari abbiamo provato ad abbracciarlo o a fargli una carezza, un massaggio e ci siamo accorti che il nostro tocco ha provocato degli scatti e dei guizzi di dolore. Come mai? L’anedonia della persona, come incapacità di provare piacere o interesse, è accompagnata da una diminuzione delle soglie percettive. L’enorme senso di vulnerabilità fa sì che il corpo diventi reattivo agli stimoli, un po’ come se la persona dicesse “non mi toccare, altrimenti può essere che qualcosa io arrivi a provare davvero!”

Ecco perché a noi che stiamo dall’altra parte, dalla parte di chi farebbe di tutto per vedere il proprio caro sorridere e stare meglio, non resta che guardare e cercare di osservare davvero che cosa la depressione comporti per chi ci si trova dentro. Ben presto ci accorgiamo che a poco serve inventarci nuovi stimoli e proposte. E’ tremendamente difficile restare a guardare qualcuno che sta soffrendo di depressione, e lo è ancor di più quando dopo mille tentativi, volti al recupero della persona cui vogliamo bene, ci sentiamo anche noi come quella mosca che sbatte ripetutamente contro il vetro.

Paradossalmente la persona che soffre di depressione sembra quasi volerci rimanere in questa condizione assurda ai nostri occhi. Come se si fosse costruita intorno una fortezza inespugnabile!

La depressione può manifestarsi come singolo episodio depressivo oppure come vero e proprio disturbo che dura nel tempo. Uno dei primi canali su cui poter intervenire con una persona depressa è il Contatto (Rispoli, 2004). E’ molto importante far sentire concretamente alla persona che ci siamo, a prescindere “dal bello o cattivo tempo” cui la depressione porta. Se si cerca di entrare realmente in Contatto con le Sensazioni di chi soffre di depressione, diventa piano piano possibile agganciare un po’ di Vitalità. Quella Vitalità che per forza in qualche modo da bambini era presente e che per un motivo o per un altro è stata accantonata.

 

Bibliografia:

Rispoli L. (2016), Il Corpo in Psicoterapia oggi. Neo-Funzionalismo e sistemi integrati, Franco Angeli: Milano

Rispoli L. (2010), Il Manifesto del Funzionalismo Moderno, Aspes: Roma

Rispoli L. (2004), Esperienze di base e sviluppo del Sé, Franco Angeli: Milano

www.psicologiafunzionale.it

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