"CHE RABBIA!" di M. D'Allancé: la lettura Funzionale

E’ la storia di Roberto, che torna da scuola già un po’ arrabbiato.

Quando torna a casa, il padre lo accoglie immediatamente con un rimprovero “Levati quelle scarpacce!” che non fa che peggiorare l’umore di Roberto. Quando il padre lo chiama per il pranzo e il piccolo trova gli spinaci, la situazione diventa intollerabile. Roberto esplode in un attacco di rabbia e va in camera sua. Una Cosa rossa esce dal suo corpo e inizia a distruggere tutte le sue cose.

 Roberto a vedere quel disastro si arrabbia ancora di più, e più lui si arrabbia con la Cosa rossa, più il mostro rosso diventa piccolo. Quando finalmente Roberto riesce a dire “Basta!, e riesce a chiuderlo in una scatolina, tutto torna tranquillo. A quel punto Roberto va dal papà e gli chiede «Papà, è rimasto un po’ di dolce?».

Il testo è molto semplice, ma per i più piccoli, richiede qualche spiegazione da parte di mamma e papà perché abbia il giusto effetto.

La storia aiuta i piccoli a capire ed esternare le proprie emozioni. Un bambino che si arrabbia con facilità non ha difficoltà ad identificarsi con il piccolo Roberto. E’ molto importante pure che la dimensione della Cosa rossa sia controllata dal protagonista, ed è molto significativa l’immagine della scatolina in cui la rabbia viene rinchiusa.

 

 

Le Esperienze di contrasto con gli altri non sono da condannare rispetto a quelle d’amore e di contatto, possono essere considerate della stessa importanza. Il bambino sente forte la necessità di opporsi alla persona che ha davanti sentendo il bisogno di scontrarsi, di sperimentare la propria rabbia. Del resto è sempre rabbia quella che fa sì che Roberto riesca a ridurre la Cosa rossa nella scatolina, come a dire che c’è una rabbia distruttiva e una costruttiva. E’ importante nella vita di ogni bambino che le esperienze fondamentali che si attraversano devono avere uno svolgimento positivo affinché siano assicurati la continuità di esistenza del Sé (senza precoci brusche interruzioni), la conservazione dell'integrazione originaria, uno sviluppo armonico ed effettivo di tutte le Funzioni psicocorporee (Rispoli, 2004). Questo nostro funzionamento è sano quando in una situazione di ostilità mettiamo in atto la rabbia. Normalmente si ricorre a questa naturale esperienza per difenderci da attacchi reali o se diventa strettamente necessario. Ma quando le nostre reazioni si cronicizzano nel tempo, il nostro organismo rimane sempre attivato e basta poco che scatta reagendo con manifestazioni di rabbia. Se la tratteniamo diventa rancore rimanendo a lungo tempo all’interno dell’organismo, trasformando negativamente le relazioni e distruggendo la possibilità di amore e affetto. Spesso i bambini quando si arrabbiano non sanno come sfogare quello che provano, se trattenere, urlare e piangere. Spesso rischiano di reprimere questa emozione. Sapere come gestire e maneggiare la rabbia per una mamma o papà in modo da indirizzare il bambino senza una valenza positiva o negativa o come qualcosa è importante. Fondamentale per le sue relazioni future. E’ importante, così come per Roberto, vedere materializzarsi ciò che prova il piccolo dal profondo del suo pancino dopo una giornata difficile. E allora perché, dopo aver letto la storia insieme a mamma e papà, non si mette il piccolo a disegnare la scatolina con la propria “Cosa Rossa” in modo che nei momenti di rabbia, il genitore apre la scatolina e fa riporre dentro simbolicamente la propria “Cosa Rossa”, il proprio malessere, la propria giornata difficile?

 

Rispoli (2016), Il Corpo in Psicoterapia oggi, Franco Angeli: Milano

Rispoli (2014), Il Manifesto del Funzionalismo Moderno, Alpes: Roma

Rispoli (2004), Esperienze di Base e Sviluppo del Sè, Franco Angeli: Milano

www.psicologiafunzionale.it

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