Aiuto, sono stressato/a!!!!

Quante volte ciascuno di noi almeno una volta ha detto “Sono/sei stressato!!”?

 Oggi il termine stress è ampiamente “abusato” e quando se ne parla si rischia di considerarlo un enorme contenitore in cui poter mettere concetti diversi, credenze popolari e luoghi comuni. E a questo spesso purtroppo consegue una mancanza di precisione che impedisce di comprendere, comunicare e intervenire.

Di per sé la parola stress deriva dall’inglese ed era già in uso nel 1600 (quando i ritmi erano decisamente meno assennati di ora!) con il significato di “avversità”, di sforzo di adattamento a situazioni nuove o conflittuali.

Non ha un’accezione negativa!

Ma ne possiamo distinguere due tipi: l’eustress (lo stress “buono, costruttivo, acuto”) vale a dire laforza motivante messa in atto per portare l’individuo da dove è a dove dovrebbe essere; e il distress (lo stress “cattivo, distruttivo, cronico”) che rappresenta l’accumulo della incapacità di reagire e adattarsi in modo adeguato.

Quando è che l’eustress si trasforma in distress?? Cioè quando quella reazione vitale dell’organismo che si attiva per far fronte ad un evento difficile, diventa un funzionamento alterato che può mettere a repentaglio la vita stessa del soggetto?

In una situazione di equilibrio psicofisico, di fronte ad una situazione stressante (es. esame, prova sul lavoro, malattia, trasferimento, catastrofe naturale, ecc..) l’organismo si attiva temporaneamente per gestire l’impatto dell’evento con modalità ereditate dai nostri antenati delle caverne (dove l’evento stressante era ad esempio l’incontro con un animale feroce!):

  • il battito cardiaco accelera, perché nella situazione stressante c’è maggior apporto di ossigeno al cervello per trovare una soluzione immediata (ad es. la via di fuga di fronte all’animale);

  • attivazione dell’asseipotalamo-ipofisi-surrenali deputata alla metabolizzazione degli zuccheri per la funzionalità muscolare (ad es. essere pronti a fuggire);

  • midriasi, vale a dire la perdita della visione d’insieme, a favore della capacità di fissare i dettagli, un po’ come se il nostro occhio zoommasse su certi particolari (es. le mosse che fa l’animale);

  • innalzamento delle soglie del dolore (si sente meno!) per evitare di essere distolti dall’eventuale dolore (es. in caso di ferita riesco comunque a mettermi in salvo);

  • diminuzione della peristalsi intestinale perché il sangue è maggiormente necessario in altri distretti dell’organismo;

  • aumento delle piastrine, in quanto sono un soccorso immediato in caso di ferite che vanno rimarginate (ad es. in caso di ferita inferta dall’animale)

 

Una volta passato l’evento stressante, l’organismo torna al suo funzionamento “normale” ristabilendo tutta l’attivazione; ma nello stress cronico questo ritorno alla normalità non avviene, ma l’organismo è come se ogni volta accumulasse attivazione che non riesce a ripristinare e si ha un’attivazione cronica, indipendentemente dalla presenza dello stimolo stressante.

Questo può avvenire per varie cause: lo stimolo esterno persiste per caratteristiche sociali e/o ambientali (es.malattia) oppure per incapacità del soggetto di eliminarlo in maniera efficace o perché l’individuo non riesce a disattivarsi anche se lo stimolo stressante non è più presente.

Si ha una corto circuitazione dei sistemi (tutti o parte delle modalità attivate precedentemente elencate non ritornano al loro stato di calma), una impossibilità per l’organismo di attivare e deattivare il proprio funzionamento in relazione alle necessità ambientali e persistenza delle condizioni di allarme, come percepite dall’organismo, aldilà di situazione effettivamente minacciose.

Ecco da dove derivano i principali sintomi da stress quali ansia, insomnia, stanchezza, difficoltà di concentrazione, difficoltà di decisione, pensieri ripetitivi, irritabilità,diminuzione delle capacità sessuali (es. eiaculazione precoce, riduzione del desiderio, frigidità), attacchi di panico, cefalee, coliti, gastriti, disturbi digestivi, malattie cardiocircolatorie, malattie della pelle (eczemi, psoriasi,ecc..), indebolimento del sistema immunitario (es. herpes zoster), diabete,tumori.

In questo l’approccio della Psicologia Funzionale interveniene nella complessità del meccanismo di stress cronico come alterazioni di tutti questi piani (soggettivamente diversi da individuo a individuo) .

Ad esempio sul Piano Muscolare-Posturale c’è un irrigidimento del muscolo che porta alla propriocezione di incapacità nei movimenti di reazione,una postura a scatti; sul Piano Emotivo si trova come emozione predominante quella della paura e del pericolo e del dubbio e della indecisione; sul Piano Cognitivo c’è una carenza di immaginazione progettuale (cioè una limitatezza di immaginare strategie appropriate per fronteggiare gli eventi), un’alterazione nei ricordi (si ricordano solo gli insuccessi o i fallimenti) e una fissazione su pensieri di incapacità; e sul Piano Fisiologico si ha una respirazione alterata (toracica e/o a scatti con apnee), una sudorazione eccessiva con vampate di caldo/freddo, soglie dolorifiche alte e una sensazione generale di stanchezza/spossatezza (Rispoli, 2011).

La persona stressata:

  • E’ tesa e contratta (mascelle serrate, viso corrugato, …)

  • È stanca, si sente affaticata, con un peso sullespalle

  • Lamenta mancanza di tempo ed è sempre di fretta

  • Salta i pasti

  • Ha sensazione di sovraccarico

  • È irritabile, irascibile

  • Ha difficoltà digestive

  • Mal di schiena, mal di collo, mal di pancia

  • Ha dimenticanze

  • Ha tachicardia

  • Ha sussulti di spavento non giustificabile

  • Disturbi del sonno

  • Manca di attenzione e concentrazione

In questo l’Intervento Funzionale sullo stress (RIspoli, 2004) si focalizza su tutti questi aspetti ripristinando non solo lo stato di calma e disattivazione dell’organismo quando è necessario, ma fornendo gli strumenti alle persone perché, anche in seguito,riescano a gestire costruttivamente le situazioni stressanti. Gli obiettivi principali dell’intervento si basano sul restituire la calma e la possibilità di lasciare realmente scivolare le cose, allentare il controllo eccessivo e automatico, ammorbidire le rigidità e evitare il trattenere. Questo avviene attraverso un lavoro sul respiro, interventi sulla muscolatura, movimenti,lavoro di consapevolezza di quello che accade “fuori” e “dentro”, Piano Immaginativo ed emozioni.

 

Bibliografia:

Rispoli L., (2016), Il Corpo in Psicoterapia oggi, Franco Angeli: Milano

Rispoli L., (2014), Il Manifesto del Funzionalismo Moderno, Alpes: Roma

Rispoli L., Di Nuovo S., (2011), L'analisi Funzionale dello Stress. Dalla Clinica alla Psicologia applicata, Franco Angeli: Milano

Rispoli L.,(2004), Esperienze di Base e Sviluppo del Sè, Franco Angeli: Milano

www.psicologiafunzionale.it

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