OLTRE LE IMMAGINI. Fototerapia e Psicologia Funzionale


 

La Fototerapia è uno strumento in Italia ancora poco conosciuto, ma in altri Paesi ne viene riconosciuta l'indubbia utilità ed efficacia. Attraverso l’utilizzo delle fotografia si può aiutare la persona a mettersi maggiormente in contatto con i propri vissuti emotivi e con il proprio passato nelle proprie esperienze dolorose e di gioia, a condividerle, e infine ad elaborarle.

Ogni fotografia, anche se apparentemente normale, non può essere considerata un prodotto artistico nato dal nulla, ma un prodotto della vita stessa e, come tale, possiede una serie di implicazioni psicologiche.

 

Ogni immagine racchiude in sé un racconto individuale ed esclusivo, un suo tempo e valore; le fotografie risvegliano ricordi, suscitano emozioni, mettono in relazione sentimenti e concepiscono significati. Non esiste realtà universale che possa essere osservata globalmente attraverso la medesima forma; al contrario la realtà è relativa alla percezione del singolo e il suo significato è strettamente soggettivo, sociale e culturale. Si parte così dalla semplice osservazione di alcune foto per arrivare a una narrazione guidata dal terapeuta attraverso domande e osservazioni. Qualunque fotografia può essere utilizzata. 'Inclusi gli scatti personali del paziente' afferma la Weiser, 'o quelli realizzati da qualcun altro, immagini trovate su pagine di giornale, cartoline, calendari, copertine di album, biglietti di auguri o anche fotocopie di queste immagini'

Lo scopo è quello di evocare emozioni. All’interno del percorso autoconoscitivo la presenza dello Psicologo serve ad agire da catalizzatore dei fenomeni emotivi ed associativi suscitati dall’interazione tra la foto e il soggetto che la guarda. Il partecipante al gruppo, attraverso la selezione e la discussione delle foto, narra e visualizza la sua storia. La storia del suo sé per come si è sviluppato negli anni. La fotografia consente all’uomo di misurarsi con la realtà percepibile e in maniera completamente nuova.

Nel momento in cui guardiamo una foto che ci appartiene cerchiamo di collegare l’immagine al vissuto. Guardarci, riguardarci, guardare le persone ancora presenti nella nostra vita e quelle che non lo sono più, permette di entrare in un mondo fatto di rappresentazioni, emozioni, sentimenti vissuti, che spesso non si trovano neppure nelle immagini che stavamo guardando. 

Vedere se stessi è, quindi, un’esperienza intensa di consapevolezza che permette di far entrare il nuovo in un’immagine consolidata di sé e della propria storia personale. Guardare significa riposizionarsi nell’ambiente, lo sguardo si adatta alla situazione ambientale mediante assestamenti posturali, cognitivi ed emotivi. Guardare una propria fotografia permette di ri-vedersi e ritrovarsi nei ricordi e nei vissuti evocati dall’immagine.

 

Il lavoro con la foto offre una possibilità di dialogo tra l’essere stato e l’essere nel presente, quel presente che permette al paziente di riprendere in considerazione cose diverse da quelle conosciute. Ciò che interessa al terapeuta riguarda quello che la fotografia evoca nel paziente così da permettergli di entrare nel suo mondo, rilevando le possibili incongruenze del suo racconto. Il paziente porta in terapia delle foto, scegliendo delle immagini diverse di se stesso e di altri con cui poter lavorare e relazionarsi, dando senso al materiale scelto. Una volta disposte le fotografie, inizia tra paziente e terapeuta un processo di ricostruzione di significato attraverso una serie di domande che approfondiscono il motivo per il quale il paziente ha deciso di disporre le fotografie in quella determinata posizione e chiariscono ciò che le immagini evocano il lui. Si ritiene fondamentale utilizzare le potenzialità di attivazione empatica della fotografia in modo da dare parole ad essa al fine di avviare un percorso narrativo che non si limiti alla sola osservazione dell’immagine.


 

La fototerapia psicologica può essere usata quindi come elemento stimolatore, in grado di agevolare e fungere da supporto alla comunicazione interpersonale, facilitare il dialogo e ampliare la conoscenza di Sé.

È uno strumento che può essere utilizzato insieme alla Psicologia Funzionale (Rispoli, 2004), in una prospettiva integrata, non limitata al solo versante cognitivo; in un percorso volto ad accrescere il benessere della persona.

L’obiettivo dell’unione dei due approcci consiste in una comunicazione di parti di sé attraverso tutti i piani: le emozioni si esplicano in forme simboliche, il piano posturale attraverso l’espressività e il movimento, il piano cognitivo attraverso l’elaborazione più razionale della produzione fotografica e quello fisiologico attraverso la tensione muscolare o attraverso l’accelerazione e il rallentamento del ritmo respiratorio. L’utilizzo della visione integrata, con Tecniche (Rispoli, 2016) che aiutano la persona a Sentirsi, Percepirsi, piuttosto che sentire la propria Forza e Consistenza (come mero esempio non esaustivo), insieme all’uso della fotografia, permette di far emergere sensazioni sepolte nella stratificazione emozionale della memoria corporea, sensazioni integrate con tutti gli altri piani del Sé, che finalmente si possono riunire permettendo all’organismo di attraversare un buon funzionamento. E di andare in profondità


 

Bibliografia:

Barthes R. (1980), La camera chiara, Einaudi, Torino

Berman L. () La fototerapia in psicologia clinica – Metodologia e applicazioni, Erickson, Trento

Ricci Bitti, P.E. (1998). Regolazione delle emozioni e arti-terapie, Carocci, Roma

Rispoli (2016), Il Corpo in Psicoterapia oggi, Franco Angeli, Milano

Rispoli (2014), Il Manifesto del Funzionalismo Moderno, Alpes, Roma

Rispoli (2004), Esperienze di Base e Sviluppo del Sè, Franco Angeli, Milano

Rossi O. (2009), Lo sguardo e l’azione. Il Video e la Fotografia in Psicoterapia e nel Counseling, Edizioni Universitarie Romane

Weiser J. (2013)“FotoTerapia. Tecniche e strumenti per la clinica e gli interventi sul campo”, Franco Angeli, Milano

www.psicologiafunzionale.it

 



 


 


 


 

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