ANORESSIA E BULIMIA: COME USCIRNE. Lettura della psicologia Funzionale

Riguardo ai Disturbi alimentari (DCA), si può darne un'altra lettura che vada al di là di una diagnosi descrittiva (sintomi e comportamenti), per leggere il Funzionamento della persona e orientare l'intervento? Tanto da non doverla identificare solo con la sua sintomatologia?

 

La Psicologia Funzionale ci aiuta a comprendere quali Esperienze di Base (Rispoli, 2004) sono alterate nei DCA e permette di intervenire con un Progetto Terapeutico mirato al recupero dei Funzionamenti di Fondo specifici che sottendono i comportamenti e il benessere complessivo della persona.

 

Concentriamo il focus su due principali Disturbi alimentari (Anoressia e Bulimia) per dare ragione di questa “sfida”.

L'anoressia ha incidenza prevalentemente in persone di sesso femminile, istruite, economicamente avvantaggiate e radicate nella cultura occidentale.

L'età di insorgenza è tipicamente quella adolescenziale (15-22 anni). Ne soffre circa l'1% della popolazione a rischio (sesso ed età).

E' una patologia in preoccupante aumento anche tra i maschi e tra le persone in età avanzata, in cui un ruolo deleterio è ricoperto anche dei modelli socio-culturali (che agiscono su personalità fragili e insicure).

Il contesto familiare è caratterizzato da:

- madre (o genitori) forte, invadente e controllante; padre più debole e meno presente;

- minacce all’autostima (critiche, forti aspettative, incapacità genitoriale di vedere e valorizzare i figli e di sostenerli nelle loro risorse);

- poca Empatia;

- relazioni invischiate: Amore alterato, spesso manipolato e manipolativo.

 

Le caratteristiche di chi soffre di anoressia possono essere:

  • controllo del cibo e del corpo, con il quale la persona tenta di Opporsi e affermare la propria Autonomia in un modo non diretto (disfunzionale) e apparentemente accettato socialmente.

  • C'è una capacità di resistere (alla fame, alla stanchezza, al sonno ecc.) e di essere “dure/i”;

  • la Forza è fittizia: non c'è possibilità e volontà di dare spazio alla Fragilità (se non nell'aspetto fisico);

  • nel controllo dello stimolo della fame, viene meno la capacità di Sentirsi nei propri bisogni.

  • la Percezione del proprio corpo e peso è estremamente alterata;

  • l'Allentamento che deriva dalla sazietà è avvertito come pericoloso e angosciante: Cedere e Crollare non sono ammessi;

  • non c'è spazio per il Benessere, in un corpo così anestetizzato a martoriato.

Il lavoro terapeutico si rivolge al riaprire gradualmente Sensazioni e Percezioni molto chiuse, procedendo per gradi, perchè può essere molto allarmante; Contenere e Nutrire su tutti i versanti (non solo “cibo”); Allentare l'ipercontrollo facendo percepire che non è un “crollare”; Accompagnare a sè, ai propri bisogni e al proprio valore e alla propria e piena Affermazione di sè; riaprire alla possibilità di Tenerezza, soprattutto per sè e far sperimentare l'Amore pulito, non manipolato, diretto, incondizionato (Rispoli, 2004).

 

 

La bulimia ha una prevalenza femminile, con insorgenza più tardiva rispetto all'Anoressia (spesso c'è prima un passato di Anoressia).

La persona bulimica:

  • cerca di affermare la propria Autonomia attraverso il controllo del cibo e del peso ma CROLLA, NON RESISTE, FALLISCE;

  • è una persona arresa, che porta un grande senso di colpa e di sconfitta;

  • è caratterizzata da un vuoto d'Amore che cerca di riempire;

  • lotta contro le abbuffate con metodi compensatori (vomito, lassativi, diuretici) che non sono autopunitivi ma rimedi contro una Trasgressione negativa che provoca vergogna e colpa;

  • può essere accampagnata dal vissuto di NON FARCELA nella vita: sono carenti la Forza, la Progettualità e lo Slancio vitale.

     

Il lavoro terapeutico prevede la possibilità di sperimentare:

  • di Essere Tenuti/protetti, per non sentire l'invasione ma il Contenimento buono;

  • di Nutrirsi di cose buone (non di veleno), diventando poi la possibilità di Darsi cose buone;

  • e recuperare le Sensazioni relative ai propri bisogni, a fame, sazietà, pieno e vuoto;

  • e ricostruire la sensazione di Farcela;

  • un'Oppositività più aperta e diretta;

  • e recuperare un buon Funzionamento del Controllo e poter sperimentare delle buone e piacevoli Trasgressioni;

  • e recuperare lo Slancio vitale, l'Energia, il Lanciarsi nella vita;

  • la Progettualità, con una nuova Forza e sensazione di potercela fare, recuperare desideri e progetti di vita, spesso sospesi nell'impossibilità di perseguirli;

  • e recuperare sensazioni di Benessere in un corpo così a lungo anestetizzato e martoriato (Rispoli, 2004).

Bibliografia:

Rispoli (2016), Il Corpo in Psicoterapia oggi, Franco Angeli: Milano

Rispoli (2014), Il Manifesto del Funzionalismo Moderno, Alpes: Roma

Rispoli (2004), Esperienze di Base e Sviluppo del Sè, Franco Angeli: Milano

www.psicologiafunzionale.it

 

 

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