Attacco di Panico (DAP) nella Psicologia Funzionale: sintomatologia e modalità di intervento

Il Disturbo da Attacco di Panico (DAP) è una delle più frequenti patologie nella quale le consuete reazioni di paura, desiderio di fuga e timore per la propria incolumità (normalmente sperimentate in occasione di situazioni catastrofiche o realmente pericolose) vengono scatentate da eventi e circostanze assolutamente innocue e come tali percepite dalla maggioranza della popolazione. Ad esempio l'attacco di panico (AP) può innescarsi mentre siamo comodamente seduti in poltrona a leggere o guardare la tv, o addirittura nel sonno, con manifestazioni sia fisiche che psicologiche.

 

Si presenta come uno stato improvviso e inaspettato di terrore pervasivo, apparentemente senza nessuna causa scatenante il fenomeno stesso. La contemporanea presenza di emozioni, pensieri e di una specifica attivazione neurofisiologica portano il soggetto a vivere momenti di assoluta impotenza e a vissuti nei quali si sembra del tutto in balia di eventi ingestibili. In realtà esistono anche tutta una serie di sintomi e di stati altamente soggettivi nell'AP; possono però essere individuate alcune caratteristiche emotive che si presentano con una frequenza maggiore rispetto alle altre:

  • paura di morire;

  • paura di impazzire;

  • paura di perdere il controllo sulle proprie emozioni e conseguentemente sul proprio comportamento.

Si delineano contemporaneamente anche una serie di sintomi fortemente invalidanti, in grado di provocare una riduzione delle capacità di svolgere una vita soddisfacente, se non addirittura una vera e propria immobilizzazione generale che va a coinvolgere molti aspetti della vita quotidiana.

Tali sintomi, seppur con una variabilità individuale, comprendono:

  • Aumento della frequenza cardiaca;

  • Difficoltà di respirazione e affanno;

  • Dolori al petto e/o al braccio sinistro;

  • Sudorazione;

  • Aumento della pressione arteriosa a livelli molto elevati;

  • Vampate di calore;

  • Confusione mentale, stordimento, senso di sbandamento;

  • Formicolio/intropidimento agli arti e al viso;

  • Terrore (come se stesse per accadere qualcosa di enormemente spaventoso e senza alcuna possibilità di intervenire su di esoo e/o prevenirlo);

  • Derealizzazione (percezione distorta del mondo esterno, ad es. le persone conosciute sembrano estranei)

  • Depersonalizzazione (sensazione soggettiva di dissociazione del senso di sè)

  • Tremori.

 

L'AP non è pericoloso per la salute nè mentre si verifica, nè in seguito, ma tutti questi sintomi assumono una valenza così pervasiva proprio perchè sono molto spesso accompagnati da quei pensieri e quelle emozioni descritte in precedenza (es. assoluta e convinta paura di morire, senso di totale impotenza, terrore smisurato e non adeguato alla situazione reale in cui il soggetto si trova, ecc..).

E' importante anche sottolineare che alcuni di questi sintomi, e molti di quelli più ricorrenti, ricordano da vicino stati di attacco di cuore; questo va a sommarsi allo stato di terrore (che comunque è sempre pre-esistente, anche se non sempre ve ne è la consapevolezza) aumentandolo potenzialmente. In questo senso si inserisce uno degli aspetti più ricorrenti e successivi al primo attacco: la paura della paura, che non fa altro che rendere più probabile l'insorgenza di successivi attacchi, innescando un circolo vizioso in cui i soggetti presentano da un lato la paura dei sintomi che possono reinnescare il disturbo e dall'altro la tendenza ad associare l'attacco alla situazione nella quale ci si è trovati la prima volta che si è manifestato.

A questo proposito, un minimo comun denominatore consiste nel trovarsi in luoghi da cui è difficile fuggire (l'abitacolo dell'auto mentre si guida, in aereo, in ascensore, su un traghetto, in metropolitana, ecc..) o nei quali si potrebbe avere difficoltà ad essere soccorsi in caso di malore (in mezzo alla folla o in una dimensione di totale solitudine).

 

Nell'ottica della Psicologia Funzionale si possono delineare delle caratteristiche di Funzionamento nei soggetti che soffrono di DAP (non tralasciando però la soggettività e la storia individuale di ciascuno), un altro modo di guardare alla sintomatologia del disturbo che, potremo dire, rappresenta la configuarazione del soggetto che porta proprio all'insorgere dell'AP (Rispoli, 2004).

Possiamo metaforicamente assimilare il meccanismo che porta all'AP al funzionamento della pentola a pressione che, se non viene aperta la valvola, alla fine esplode in maniera dirompente.

In questo senso l'AP è il modo (disfunzionale) dell'organismo di far fronte alla necessità di fuoriuscita di sensazioni/emozioni lasciate lì e non sentite, ma che continuano ad esistere, per ristabilire un "equilibrio". Spesso infatti gli individui che soffrono di questo disturbo riescono a ricostruire (non subito!) che l'organismo in qualche modo aveva "avvisato" con sintomi più lievi (mal di testa, coliti, giramenti di testa, cali/picchi di pressione, ecc..) per segnalare che qualcosa non andava nella giusta direzione, ma il soggetto stesso non vi ha dato peso, fino a quando il volume di quell'avvertimento è tale (con l'AP appunto) che la persona non può più non ascoltarlo.

Le Esperienze Basilari del Sè (Rispoli, 2004) ("mattoni" sui quali l'individuo si costruisce l'esistenza e che devono essere attraversate in maniera piena e soddisfacente nel corso della vita) che più di altre sono alterate:

  • Sensazioni

  • Controllo

  • Tenuti-Contenuti

  • Lasciare-stare

  • Continuità Positiva

Ribadendo ancora una volta che esiste un'individualità e una specificità per ogni soggetto considerato da cui non si può prescindere, un progetto terapeutico di massima sarà improntato a riequilibrare e ripulire, rendendole chiare le Sensazioni; ad allentare e successivamente portare ad esperienze di vera e propria Perdita del controllo; a ricostruire un'adeguata esperienza di Contenimento; e a condurre gradualmente verso esperienze di Lasciare profondo e Benessere collegato.

 

Un'ultima riflessione, ma non per questo meno importante, riguarda il fatto che tale disturbo esiste da tempo, ma come mai sta dilangando sempre più nel nostro tempo?

Una possibile risposta sta proprio nei Funzionamenti alterati che abbiamo descritti e che vengono influenzati anche dalla cultura e dalle sue regole sociali, come i modelli di ostentazione, competitività e successo che sostituiscono Tenerezza, Empatia e Codivisione; la scarsa tutela delle fasce deboli della popolazione; l'individualismo che disincentiva la Collaborazione; la tendenza ad anestetizzare le sensazioni, a non riconoscerle e a non esprimerle.

 

Bibliografia:

Rispoli (2016), Il Corpo in Psicoterapia oggi, Franco Angeli: Milano

Rispoli (2014), Il Manifesto del Funzionalismo Moderno, Alpes: Roma

Rispoli (2004), Esperienze di Base e Sviluppo del Sè, Franco Angeli: Milano

www.psicologiafunzionale.it

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